Il Fosso di Helm

Approfondimenti

Thingol (Elwë Singollo)

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Elwë rappresenta a mio avviso una delle figure più affascinanti dell’universo tolkeniano, sotto molti punti di vista: in primo luogo è uno dei Priminati, cioè uno dei capostipiti della razza elfica che vede la luce nella zona del lago di Cuivienén (o “Terra di Risveglio”) nella Terra di mezzo. In secondo luogo perché di conseguenza è uno degli Elfi che raggiungono per primi le coste di Aman e si trovano al cospetto dei Valar. Nondimeno perché Elwë assume un’importanza fondamentale e centrale negli eventi che coinvolgono il destino dei figli di Fëanor nella Prima Era, e più in generale assume il ruolo di garante di tutte quelle qualità diciamo più “regali” tra gli Elfi, in un periodo in cui gli stessi paiono avere dimenticato le loro nobili origini. In più è il primo Eldar a mischiare il suo sangue con una Maiar, e a dar origine quindi ad una nuova stirpe che incarna la saggezza, la forza e la grandezza di entrambe.

Elwë “compare” (sulla comparsa degli Elfi lo stesso Tolkien non ha mai prodotto testi più approfonditi che ne descrivessero le esatte origini.) a Cuiviénen nel “Periodo degli Alberi” e appena dopo l’”Incatenamento di Melkor”, quindi prima della Prima Era. E’ a capo di una delle tre grandi famiglie degli Elfi, quelli che verranno poi nominati Teleri, cari a Ossë e amanti del mare, e assieme a lui è il fratello Olwë. Gli Elfi vengono trovati da Oromë, che subito ne rimane affascinato, tanto da proporre ai Valar di accoglierli ad Aman, cosa che avviene effettivamente, anche se con qualche defezione: non tutti gli Elfi infatti partono per questo grande viaggio, ed essi saranno conosciuti come Moriquendi (O più semplicemente Elfi Oscuri, poiché non hanno visto la luce degli alberi ma vivono sotto quella delle stelle. Ancora a lungo bisogna aspettare prima della creazione di Sole e Luna.). A parte loro tre grandi schiere si apprestano a partire per Aman: I Vanyar guidati da Ingwë, re supremo di tutti gli elfi, (Che giunto ad Aman mia più tornerà nella terra di Mezzo, ed è venerato da tutte le genti elfiche) i Noldor guidati da Finwë (Che grande parte prenderanno nelle vicende della Prima Era e determineranno il destino di tutti gli eventi fondamentali della TdM), e infine come detto i Teleri guidati da Elwë e Olwë. Ora, dopo essere partiti scortati da Oromë e dopo anni di innumerevoli peripezie assistiamo ad una separazione.

Le prime due schiere, Vanyar e Noldor proseguono senza intoppi il loro viaggio fino a giungere aldilà dei Monti Azzurri o Ered Luin, i Teleri rallentano e attraversano i Monti Brumosi fino nella zona che poi verrà denominata Beleriand e sebbene spronati da Elwë che non vuole separarsi dai suoi amici e fratelli qui soggiornano per qualche tempo. E qui accade un evento destinato a cambiare per sempre la vita di Elwë: durante uno dei suoi viaggi nei boschi di Nan Elmoth viene attratto dal canto di usignoli, ed un incantesimo lo coglie, tanto da perdersi nei boschi e dimenticare la sua gente. Egli erra fino ad incontrare, in una radura illuminata dalle stelle, la Maia Melian (già una dei maiar più influenti che aveva scelto di dimorare nella Terra di Mezzo). I due rimangono incantati per lunghi anni, durante i quali Elwë viene cercato dai suoi e dal fratello Olwë, fino a che questi ultimi, disperati ma risoluti, si dipartono dal Beleriand e riprendono il viaggio verso Aman. Da questo momento comincia un’altra vita per Elwë Singollo, che assume un nome nuovo , Elu Thingol(o “Mantogrigio” in Sindarin) e diventa re di tutta quella vasta regione, capo di una nuova schiera di genti, i Sindar, gli Elfi Grigi, in genere elfi erranti giunti nel Beleriand e qui fermatisi. E Melian è la sua regina, dotata di poteri eccezionali. Il centro del loro regno è nelle foreste del Doriath, in Menegroth (le mille caverne). Qui egli dimora e accresce la bellezza degli Elfi della terra di Mezzo durante il primo periodo della questione dei Silmaril, che verrà portata da Aman fino alla terra di Mezzo dai figli di Fëanor, e che vedrà Elwë, suo malgrado, protagonista. Dall’unione di Elwë e Melian nasce Lúthien, che rivestirà un’importanza fondamentale nella risoluzione della vicenda dei Silmaril (assieme a Beren, scrivendo una delle pagine più belle e valorose della storia della TdM). In tutto questo periodo Thingol stringe grandi accordi con una delle popolazioni più “difficili” che popolano la terra, i Naugrim (i nani..) discesi dagli Ered Luin.

I rapporti tra i Sindar e i Nugrim sono buoni, c’è un grande scambio tra le due poloazioni, fino al punto che gli stessi Naugrim costruiscono Menegroth per Thingol, su suggerimento di Melian che già aveva previsto la rovina del Doriath e le guerre che sarebbero derivate dall’arrivo dei Noldor nella TdM. Assieme alle belle dimore Elu Thingol, spinto anche dalle notizie che i Naugrim gli forniscono sui primi avvistamenti di Orchi e Lupi nelle foreste è il primo signore degli Elfi e costruire armi per le sue genti, e a stiparle nelle caverne di Menegroth, in attesa di tempi propizi per il loro utilizzo. Durante tutti i racconti si evidenzia sempre più come Thingol senta su di sé il peso di dover amministrare al meglio la vita degli elfi del Beleriand per preservare quello spirito di purezza e quelle arti che corrono il rischio di cadere dimenticate. In fondo egli non ha notizie delle altre stirpi, che crede definitivamente accasate ad Aman, e per questo il Doriath diventa uno dei posti più belli della TdM, grazie al ricordo che lo stesso Thingol ha delle bellezze delle Terre Sacre, e alla cura che ha dei boschi e della natura Melian. Il Doriath, in effetti, arriva a rivaleggiare con la stessa Aman per purezza e bellezza. Con lo scadere della “Cattività di Melkor” cominciano le difficoltà di tutta la TdM, e la popolazione di Thingol è la prima a farne le spese. Dalla ricostruita Angband infatti escono orde di Orchi che invadono il Beleriand, e costringono i Sindar alla guerra, di fatto la prima nel Beleriand e in assoluto nella Terra di Mezzo tra Elfi e Melkor.

Il Re ne esce vittorioso, ma in lui crescono a questo punto sconforto e paura per il futuro, tanto da far cingere il Doriath a Melian coi suoi poteri, e di fatto impedire a chiunque, elfo o meno, di penetrarvi. Da qui in poi Thingol si disinteresserà delle sorti dei nuovi arrivati figli di Fëanor, cercando di proteggere il suo regno sopra ogni cosa, tanto da ricevere il solo Angrod, suo parente in quanto figlio di Eärwen, figlia di Olwë. Concede ai Noldor di regnare nelle zone circostanti il Doriath ma oppone un secco rifiuto alle loro richieste di amicizia e collaborazione. (E non sa ancora del fratricidio di Alqualonde..) Egli si sente ancor di più portatore dei veri valori della tradizione elfica e assume un ruolo da “conservatore” in tutto il resto del Silmarillion, anche durante pesanti conflitti ai quali non partecipa, sebbene invii sue truppe e uomini valorosi in aiuto dei cugini e dei filgi di Fëanor. Tuttavia la vicenda che determinerà le sorti del Doriath e della stessa vita di Thingol, nonché della TdM, non tarda ad arrivare, ed ha come protagonisti Beren e la figlia di Thingol, Luthién, che viene promessa al primo in cambio di uno dei Silmarili che Morgoth ha incastonato nella sua corona e che nasconde ad Angband. Nessuno, nemmeno i Noldor, sono riusciti a riappropriarsi del tesoro, ma a questo punto Thingol intravede una buona occasione per tentare una sortita, senza correre invero pericoli, lasciando tutti i perigli e le difficoltà al valoroso Beren.

Così facendo rientra nella maledizione di Mandos, allorquando Beren ritorna col Silmaril e i figli di Fëanor saputolo non tardano a reclamarlo. Lunghi anni passano durante i quali sconvolgimenti accadono nella TdM, tra cui la Nirnaeth Arnoediad (Battaglia dalle innumerevoli lacrime), la morte di molti valorosi (Turin e Finrod) e lentamente Thingol viene plasmato dal potere del Silmaril, arrivando a bramarlo sopra ogni cosa, trasformandosi e divenendo possessivo e paranoico, diverso dal grande Re che è stato. Fino a che avviene l’incontro fatale tra lui e Hurin, padre di Turin che gli riporta la collana forgiata dai Naugrim per Finrod Felagund in Nargothrond. Egli ne rimane affascinato e chiede ai Naugrim stessi di incastonarvi il Silmaril. Ma anch’essi rimangono colpiti a tal punto dalla pietra da reclamare la Nauglamìr(la collana..) una volta finita. Si accende uno scontro nelle grotte di Menegroth e qui Thingol trova la morte, nell’anno 499 della Prima Era. Le vicende del Silmaril non sono certo finite, ma questo momento funge da "chiave di volta", segna definitivamente la sorte delle pietre in un climax narrativo forsennato, in un susseguirsi di disgrazie che travolgono gli Elfi del Beleriand e tutti i figli di Feanor.

Come si è visto Elwë/Thingol ha rappresentato ben più che un normale Re elfico, controllando il Doriath e mantenendo vivo il ricordo della bellezza di Valinor ha contribuito alla crescita dei Sindar, che hanno potuto affrontare i tempi difficili della Prima era, l’avvento degli Uomini stringendo con loro rapporti di amicizia e fratellanza, determinando spesso le sorti della Terra di Mezzo. La figura di Thingol assume così contorni mitici nello stesso Silmarillion: descrivendo la parabola discendente della sua personalità e del regno che fonda, contribuisce a mettere in risalto il potere negativo dei Silmarili e l’ineluttabilità del destino cui i figli di Fëanor e più in generale gli Elfi sono legati, distanziandoli ancora di più dagli Uomini, che possono invece, per dono di Iluvatar, scegliere e plasmare le loro sorti.

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